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Edwin de Valu è editor di libri self help, con tutto il cinismo e la disillusione del caso. E quando sulla sua scrivania atterra un eccentrico ed enorme manoscritto dal titolo “Quello che ho imparato sulla montagna”, del misconosciuto Tupac Soiree, non si emoziona né si incuriosisce più che tanto. Anzi, lo cestinerebbe senza rimpianti. L’ennesima cazzata sulla felicità, giusto? Sbagliato. Per una serie di circostanze, Edwin pubblicherà questo ennesimo, torrenziale, sconclusionato manuale di auto-aiuto. Che funzionerà. E la gente diventerà felice.

Peccato che tutta questa felicità® cambierà il mondo in cui viviamo, che siamo abituati a conoscere.

E che razza di mondo sarà? Un mondo senz’anima. Un mondo senza risate. Senza vere risate. Di quelle che ti fanno venire il mal di cuore e ti annebbiano la vista. In cielo non ride nessuno, May. E nessuno ride in paradiso. è lì che stiamo andando? Un mondo che ha dimenticato quanto sia triste una vera risata. Lacrime e risa, May. Due facce della stessa medaglia. Non puoi separarle. Nemo saltat sobrius! “Chi è sobrio non balla”.

Alla ricerca del mondo che ha perduto e che amava, Edwin parte per scovare il maledetto Tupac Soiree e capire quale maledetto meccanismo s’è messo in modo e ha rovinato la terra.

Menzione particolare la meritano la teoria della banalità del talento e i riferimenti al vetriolo all’industria editoriale dei manuali di auto-aiuto, cancro letterario dei nostri tempi, in continua espansione.

Un romanzo che si legge veloce come un thriller, buffo, divertente, ironico, amaro e verissimo, che ci fa riflettere non solo su cosa siamo, ma anche e soprattutto su quanto quello che non siamo (felici?) è in realtà il nodo centrale della nostra esistenza.

Per chi ama certe atmosfere surreli alla Christopher Moore e Chuck Palahniuk dei tempi d’oro, un libro quasi impossibile da dimenticare dopo averlo letto.

Bea (Librarsi Bookshop)


Fiorenzo ha diciannove anni e gli manca una mano. Ama il metal e soprattutto andare a pescare, e ha un senso dell’umorismo spiazzante e quasi involontario. Vive nella Toscana senza verdi colline né attrattive turistiche. Tiziana è tornata in quella Toscana sfigata dopo un master a Berlino, e ancora si chiede perché l’ha fatto, mentre è ingabbiata dietro al bancone dell’Informagiovani scarso di giovani da informare, ma pieno di vecchietti che sentono la mancanza del bar. I vecchietti, a loro volta, pensano spesso a quella gioventù che li faceva sentire forti e necessari, mentre ora tutto ciò che resta è la paura da telegiornale e i giorni lunghi da far passare giocando a carte. Poi c’è il papà di Fiorenzo, che voleva essere un campione di ciclismo ma è riuscito solo ad essere un buon tecnico, e riadatta le sue aspirazioni, allenando i ragazzini che vanno in bici, in particolare il Campioncino, Mirko, che viene dall’Abruzzo ed in questa Toscana senza storia non sa bene come comportarsi. Mirko in realtà non sa bene come comportarsi in nessuna circostanza, e allora scrive lunghi temi sconclusionati che non fa leggere a nessuno. Tranne che a Fiorenzo, di cui ha un sacro terrore ma anche un’ammirazione sconfinata e non corrisposta.

Fabio Genovesi, autore di questo libro stupefacente ,ed esperto di pesca, ci racconta una storia semplice e bellissima, accompagnandoci fra le pagine grazie alle voci dei suoi personaggi, parlandoci di grandi aspirazioni, di quotidianità, confrontando generazioni diverse con estrema naturalezza e senza la retorica stantia da rotocalco. E ridi un sacco, anche, mentre ascolti le voci strampalate dei protagonisti. Indimenticabile la lezione di Fiorenzo su D’Annunzio, il Fronte Di Ringiovanimento Nazionale, i già citati temi di Mirko. Un libro di cui purtroppo si è parlato poco, forse perchè la buona letteratura e il marketing hanno indirizzi divergenti e in quel momento era più importante spingere qualche personaggio televisivo alle prese con la carta stampata?

Un libro che piacerà sicuramente a chi ama Ammaniti ma ha comunque voglia di sentire una voce nuova.

Bea (Librarsi Bookshop)

 


Venerdì 15 Aprile, presso la libreria Librarsi di Venaria (To), Maurizio Blatto presenta quello che esiste, ma che non potete credere che esista, però esiste, nel mondo della musica rock e dei suoi seguaci più o meno appassionati. Ore 21,00.

Se avete letto il libro dovete assolutamente venire. Se non avete letto il libro dovete assolutamente venire.

Info:

Libreria LIBRARSI

Piazza Annunziata 12/A

Venaria Reale (To)

tel. 011/495734


Questo libro avrebbe potuto essere l’ennesimo stupidario dimenticabile sulle cazzate che dice la gente (stavolta in tema di dischi e musica), e invece no. Maurizio Blatto, torinese, proprietario di Backdoor, storico negozio di dischi nei pressi di via San Donato, mette in piedi una galleria di ritratti credibili – spesso proprio perché incredibili – ed esilaranti, accompagnandoci per mano e facendoci sedere dietro al bancone insieme a lui, buoni e zitti, chè non bisogna far arrabbiare il signor Franco. Ed è da questa posizione privilegiata che incontriamo il mafioso locale di abantuoniana memoria, l’audiofilo inveterato, il padre di famiglia super tirchio con i figli che nonostante tutto lo adorano, il piastrellista cacciatore di tardone e di vinili black, il tutto con il fil rouge della musica ad unire questa straordinaria varietà umana. All’inizio di ogni capitolo due chicche: una cazzata sparata da qualche cliente, e la musica consigliata per l’ascolto mentre si legge.

Un libro che è bene procurarsi se si vuol ridere molto e bene, e anche se si lavora col pubblico e si ha bisogno del riscontro che no, i pazzi non vengono tutti solo da te, è proprio il mondo che ne è pieno.

Bea (Librarsi Bookshop)


Immagina un mondo che è poi il nostro, senza stare a girarci troppo attorno. Un mondo in cui è stato finalmente inventato il farmaco perfetto, il Solon, la droga definitiva che ti consentirà di non preoccuparti di niente, mai più. Immagina questo nostro mondo pieno di Solon e senza api. E poi ad un tratto cinque persone, distanti fra loro anni luce per posizione geografica, retaggio culturale, iconografie di riferimento, vengono quasi contemporaneamente punte da un’ape. Da qui Douglas Coupland inizia a raccontare le storie dei suoi protagonisti e le storie che, a loro volta, questi protagonisti raccontano, in un turbinare di situazioni surreali, spesso divertenti, spesso sconcertanti. Un libro sul mondo che è e che potrebbe essere, un libro sull’assoluta necessità di raccontare per raccontarsi. Un libro di ipotesi talmente incredibili, che forse, in fondo, potrebbero anche essere vere.

Bea (Librarsi Bookshop)


Compri questo libro affascinato dal tema ingannevolmente semplice: un ragazzino degli anni 80 che ama farei salti con la sua bmx insieme ai suoi amici: e non ti aspetti nulla di più di qualche rissa coi messicani “in sella alle loro pidocchiose Huffy” e qualche tiritera esistenziale sul crescere. Invece a poco a poco il discorso si fa un po’ più netto e definito, ed acquisisce uno stampo etico che inspiegabilmente si concilia alla perfezione con la lotta col cibo in sala mensa e la televisione dei ragazzi al pomeriggio. Il padre di Samuel decide di andare via di casa per spiegare al mondo i veri insegnamenti di Gesù: e sulla sua scia, Samuel inizia a farsi domande sempre più specifiche sul bene e il male. Tutto tranne che un romanzo di propaganda cattolica (nonostante le apparenze), “Il libro di Samuel” è una storia delicatissima sull’adolescenza e sui suoi mostri, raccontata con sincerità dalla voce stessa del protagonista.

Bea (Librarsi Bookshop)



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