Edwin de Valu è editor di libri self help, con tutto il cinismo e la disillusione del caso. E quando sulla sua scrivania atterra un eccentrico ed enorme manoscritto dal titolo “Quello che ho imparato sulla montagna”, del misconosciuto Tupac Soiree, non si emoziona né si incuriosisce più che tanto. Anzi, lo cestinerebbe senza rimpianti. L’ennesima cazzata sulla felicità, giusto? Sbagliato. Per una serie di circostanze, Edwin pubblicherà questo ennesimo, torrenziale, sconclusionato manuale di auto-aiuto. Che funzionerà. E la gente diventerà felice.

Peccato che tutta questa felicità® cambierà il mondo in cui viviamo, che siamo abituati a conoscere.

E che razza di mondo sarà? Un mondo senz’anima. Un mondo senza risate. Senza vere risate. Di quelle che ti fanno venire il mal di cuore e ti annebbiano la vista. In cielo non ride nessuno, May. E nessuno ride in paradiso. è lì che stiamo andando? Un mondo che ha dimenticato quanto sia triste una vera risata. Lacrime e risa, May. Due facce della stessa medaglia. Non puoi separarle. Nemo saltat sobrius! “Chi è sobrio non balla”.

Alla ricerca del mondo che ha perduto e che amava, Edwin parte per scovare il maledetto Tupac Soiree e capire quale maledetto meccanismo s’è messo in modo e ha rovinato la terra.

Menzione particolare la meritano la teoria della banalità del talento e i riferimenti al vetriolo all’industria editoriale dei manuali di auto-aiuto, cancro letterario dei nostri tempi, in continua espansione.

Un romanzo che si legge veloce come un thriller, buffo, divertente, ironico, amaro e verissimo, che ci fa riflettere non solo su cosa siamo, ma anche e soprattutto su quanto quello che non siamo (felici?) è in realtà il nodo centrale della nostra esistenza.

Per chi ama certe atmosfere surreli alla Christopher Moore e Chuck Palahniuk dei tempi d’oro, un libro quasi impossibile da dimenticare dopo averlo letto.

Bea (Librarsi Bookshop)

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